Volevo scoprire il “momento decisivo” che li aveva spinti a scattare.

Da giovane ho letto un po’ di libri e ho studiato a lungo le monografie di alcuni grandi fotografi del ritratto, del reportage, del nudo e del paesaggio (Ansel Adams, Weston, Michael Kenna, Eugene Smith, Jan Saudek, C. Bresson, Sebastião Salgado e molti altri).
Ho escluso subito i pubblicitari tranne Elmut Newton e Mapplethorp che sono stati artisti intriganti, mentre gli altri hanno prodotto solo illusioni su commissione.

Le foto di questi fotografi le ho guardate e riguardate, ma non ho mai avuto il desiderio di imitarli. Come un semiologo che studia la forma degli oggetti e delle immagini per comprenderne il significato, cercavo una chiave di lettura: volevo percepire, foto per foto, cosa volevano dire, volevo scoprire il significante (la sensazione o l’idea) che li aveva spinti a scattare.
Quando ho diviso gli stereotipi dalla fotografia d’autore ho iniziato a fotografare solo ciò che mi emozionava, affidandomi alla sensazione che percepivo. L’apparecchio fotografico è come una “penna” che riflette la visione dello scrittore: cosa guarda e cosa dice. Da quel momento ho imparato a guardare e a vedere con i miei occhi.

La Rivoluzione del mercato
Fin dall’inizio della professione, come fotografo matrimonialista, rinunciai subito al grande formato 6×6 e allo stereotipo delle pose ingessate. Iniziai con il 35 mm in stile reportage. Il primo libro sul terremoto del ’76 mi aveva insegnato a guardare e a vedere negli altri l’emozioni che covavo dentro.
Erano gli anni 80. Anni buoni, di grande fermento innovativo. Avevo aperto lo studio in una piccola cittadina e, fin da subito, ho rivoluzionato lo stile fotografico del matrimonio.
L’approccio informale, emozionale del 35 mm era molto apprezzato e mi ha spinto verso un ulteriore passo: l’utilizzo dell’impaginazione grafica. Con un socio abbiamo fondato una società (la Graphistudio snc) che ha creato in pochi anni, il nuovo libro di matrimonio stampato in digitale, sostituendo il vecchio album con le foto incollate e la velina

I libri
il primo sul terremoto del 1976: “FRIULI, quale futuro?“. Quindici anni dopo il libro “VALCELLINA, la mia gente” e poi di seguito “MANIAGO, Storie Fatte a Mano” sugli artigiani coltellinai e “VALCELLIINA, la Strada della Luce” sulla vecchia strada e l’acqua (tutti consultabili sul blog www.fotografiaeretica.it).

Varcata la soglia della pensione ho ripreso a studiare la teoria della Percezione della Forma e la Psicologia della Forma (Gestalt) con l’intento di comprendere il significato profondo del “momento decisivo” tanto mitizzato ma mai spiegato da poterlo utilizzare.

La domanda fatale
Cos’è che ti fa premere il pulsante dello scatto in quel preciso momento?.
Intuii che non sono le regole auree a gestire gli elementi dell’inquadratura che determinano il “momento decisivo”. La composizione, nel momento dello scatto, non è una questione di proporzioni geometriche o di matematica, ma dipende dalla nostra funzione percettiva, che ha sede nel cervello primitivo ed emotivo.
Il “momento decisivo” o “significante” è quell’istante, durante la ricerca dell’inquadratura, che il tuo cervello percepisce un’unica immagine (un insieme unificato degli elementi) la cui forma è l’espressione di ciò che hai visto e sentito in quel preciso momento.
Bresson l’ha chiamato il “momento decisivo”, per la Gestalt è il “significante”.

Sono cosciente di mettere in discussione quanto finora è stato detto sulla composizione e sulle regole auree, ma ogni teoria è destinata ad essere messa in discussione.
Questa rivelazione è un punto fondamentale per un approccio personale alla fotografia d’autore, artistica o al racconto.

Nel manuale “fotografiaeretica” questi argomenti sono spiegati molto bene all’interno di un percorso che ti porta dall’uso creativo dei codici di base della lingua fotografia fino ad apprendere, con molti esempi fotografici, il tuo modo personale di guardare, inquadrare e interpretare la realtà.

Siate eretici

Un esempio:
La prima foto è un momento significante. Mi ha attirato la vociona del cliente e i suoi denti mentre rideva. Rifletteva una tipica situazione di mercato paesano e ho scattato. L’altra foto, della stessa scena l’ho scattata perché si è accorto e mi ha guardato.
Ecco, la prima è un’immagine “significante” (ciò che ho visto e sentito in quell’istante) e rappresenta la mia esperienza emotiva e culturale di fronte a quel momento di vita sociale. L’altra è uno scatto con la persona in posa. La foto ha perso l’anima, rimane solo un documento storico e di costume.

Ti do un’ulteriore aiuto alla comprensione di questo non facile processo percettivo, pubblicando altre due foto nelle quali ho colto il “momento decisivo”: naturalmente il mio momento decisivo. 
Le foto fanno parte di un progetto sulla vita di paese e relativi comportamenti sociali.

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